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Eco Fashion Sotto i Riflettori: 10 domande.

Secondo quanto emerge da uno studio firmato Greenpeace (“Toxic Threads: The Big Fashion Stitch-Up”, novembre 2012), i capi di abbigliamento prodotti da alcuni label di fama internazionale sono contaminati da sostanze chimiche pericolose che possono essere dannose per la salute dell’uomo, oltre essere inquinanti per l’ambiente. Tra questi brand sono presenti nomi come Zara, Benetton e H&M: marche di abbigliamento tra le più accessibili e richieste tra i giovani.

Se da una parte non è possibile smettere di comprare abiti, dall’altra affiora la necessità di sapere cosa si compra anche nel campo del tessile, sapere come e dove sono stati realizzati i capi di abbigliamento che indossiamo tutti i giorni per essere certi che siano “genuini” e benefici per la nostra salute. Un punto di svolta potrebbe arrivare dal biologico che sta prendendo sempre più piede in vari settori (alimentare ed edilizio per esempio) e ora anche nel fashion.

Di seguito l’intervista a una imprenditrice e designer del movimento Eco Fashion, Yvonne Schmidt, che con le sue forze e conoscenze realizza capi di abbigliamento utilizzando materiali e tinture naturali. L’uso di prodotti chimici è così ridotto ai minimi livelli e la qualità del tessuto e del risultato finale è altamente valorizzata.

  1. Raccontaci come hai scelto di intraprendere la strada dell’Eco Fashion e cosa stai tutt’ora facendo per raggiungere i tuoi obiettivi

Vestirsi “eco” è importante, non solo per sé stessi, ma anche per l’ambiente che ci circonda. Ho voluto e voglio creare dei capi che rispettino uomo e ambiente ma che si differenzino dal solito grigiore dell’abbigliamento bio conosciuto fino a qualche tempo fa. Oggi fortunatamente si sta sviluppando questo mercato e ci sono tanti altri designer che, come me, credono nel vestire(si) eco chic.

  1. Come definiresti un capo di abbigliamento Eco Fashion?

C’è ancora un po’ di confusione tra le varie definizioni di prodotti “eco”, “bio”, “sostenibili”, ecc.
I miei capi sono “Eco Fashion” perché, come suggerisce il termine stesso, realizzo abbigliamento con tessuti ecologici senza però perdere di vista lo stile. Molti materiali usati per la tessitura sono anche di agricoltura biologica e certificati nell’origine.

  1. Come fai a realizzarlo?

Come fanno tutti gli altri… (sorride) Diversamente da molti però pongo molta attenzione sulla qualità del tessuto e su come viene prodotto. Il fatto che la filiera sia assolutamente trasparente e 100% etica è per me un Must. Non voglio produrre solo per un ipotetico profitto, ma cerco di sostenere una produzione equa senza calpestare i diritti umani e rispettando l’ambiente.

  1. Come fai a utilizzare solo materiali e colori naturali?

E’ semplicemente una scelta. Esistono quindi perché non usarli?!
Inoltre i colori naturali hanno un fascino tutto loro ed è bellissimo vedere, ad esempio, un brodino di malva trasformarsi in un meraviglioso verde kaki sul tessuto. In questi momenti vedi con i tuoi occhi la potenza della natura. E’ semplicemente fantastico.

  1. Da dove vengono i materiali che usi per realizzare i tessuti e come realizzi questi ultimi?

La produzione etica per me è la scelta principale. Per questo, per la realizzazione dei tessuti, mi affido a fornitori certificati GOTS (Global Organic Textile Standard). Questo certificato garantisce lo standard etico e biologico dei prodotti. Una volta ottenuto il tessuto, la produzione del capo in sé è esclusivamente Made in Italy ed è eseguita o da Organic Tribe o da fornitori di mia fiducia.

  1. Da dove vengono i colori che utilizzi e quali sono le procedure di colorazione che usi?

Faccio di tutto per usare solo colori naturali estratti da piante. Una buona parte dei miei articoli sono tinti con colori naturali che si trovano ovunque in natura!. Per fare un esempio semplice, l’edera cresce dappertutto e crea tonalità bellissime che variano dal giallo vivo al verde. Quando l’uso dei colori naturali non è adatto al capo stesso, scelgo quelli sintetici ma che rispettino sempre gli standard GOTS in fase di produzione.

Eco Fashion

  1. Chi compra i tuoi capi come fa ad essere sicuro che siano realmente biologici e a basso impatto ambientale?

Nel momento in cui il prodotto ha la certificazione GOTS è sicuro che è biologico, …ma non tutti i materiali naturali si possono definire “biologici”. Ad esempio, per la canapa ancora oggi non esiste una produzione certificata biologica, ma è una pianta che nella crescita ha bisogno di pochissimi prodotti chimici e quindi viene considerata un prodotto ecologico. Per quanto riguarda la vera produzione dei capi rispettiamo tutte le norme che sono in vigore per salvaguardare l’ambiente. Inoltre tutta la nostra filiera è trasparente: chiunque può richiedere in qualsiasi momento l’origine esatta del capo che ha acquistato.

  1. I capi di abbigliamento biologico/Eco Fashion sono o dovrebbero essere per tutti?

Sì assolutamente, ma in realtà è un mercato ancora molto piccolo. Sta crescendo e spero che presto possiamo essere una vera tribù!

  1. Perché una persona dovrebbe acquistare un capo Eco Fashion?

Perché si vuole bene. Nessuno di noi è obbligato ad acquistare un prodotto di scarsa qualità o di origine dubbiosa… Chi sceglie l’Eco Fashion vuole stare bene con se stesso e con il mondo che lo circonda.

  1. Infine, secondo te perché le grandi firme non sono Eco Fashion? E credi che sia molto difficile (anche a livello economico) per loro passare al biologico?

Secondo me, le grandi firme hanno strategie diverse per raggiungere obiettivi ben precisi guidati da parametri economici. Troppo spesso la sostenibilità, così come i valori etici, slittano in secondo piano per raggiungere margini di utile più alti. Una produzione ecologica ed etica è necessariamente più costosa e forse per questo non è molto attrattiva per il sistema Fashion del momento. D’altra parte però, lo sviluppo del mercato Eco Fashion può anche essere influenzato dai consumatori, chiedendo al sistema dei prodotti di alta qualità. Vivere “eco” dovrebbe essere uno statement per ognuno di noi.

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